Teatro gioco vita
 
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"La coscienza del cammino percorso fino ad oggi, tra animazioni, figure, ombre e sagome, è condizione ideale per definire nuovi spazi di progettualità e ridisegnare la prospettiva di un itinerario artistico.
Il nostro punto di vista sulle cose è appesantito da una storia di anni densi di trasformazioni personali e culturali che, in vari momenti, ci hanno portato ad interrogarci per non farci sorprendere dai cambiamenti.
Ma il nostro punto di vista oggi, ancora, ha quella leggerezza necessaria a rompere il ciclo della ripetizione e il mito della sicurezza per sperimentare cose nuove, contaminando lavoro e gioco, serietà e impertinenza, realtà e sogno. Nel desiderio di una bellezza della vita che non è mai esaurita e che l'arte ha il potere di rigenerare ogni volta…
Il nostro fare teatro vuole essere passione, rigore, fantasia, una regola di vita importante soprattutto nei momenti di stanchezza, quando intorno aleggia un'idea asfittica di civiltà e urge reinventare il destino del teatro, anche del nostro, come luogo artistico e di incontro.
Per questo vogliamo mettere almeno tre accenti: sulla libertà, sulla creatività, sulla fantasia."

Diego Maj

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Fondazione Teatri di Piacenza
Biglietti spettacoli

I primi 35 anni di Teatro Gioco Vita sono diventati un libro!
Disponibile nelle librerie e presso Teatro Gioco Vita
NORME SULLA TRASPARENZA
(art. 9, comma 2 e 3 del decreto legge 8 agosto 2013, n.91, convertito con legge 7 ottobre 2013 n. 112)

ATTO DI NOMINA


DIEGO MAJ

Direttore, Legale rappresentante e Presidente

JACOPO MAJ

Vice direttore

MADDALENA MAJ

Consigliere

ROBERTO DE LELLIS
laboratori internazionali
2009 - Ranocchio
Dall’opera di Max Velthuijs
con Laura Dell’Albani, Domenico Sannino
adattamento teatrale Nicola Lusuardi, Fabrizio Montecchi
regia Fabrizio Montecchi
scene Nicoletta Garioni
sagome Federica Ferrari (tratte dai disegni di Max Velthuijs)
musiche Michele Fedrigotti
costumi Sara Bartesaghi Gallo
luci Maddalena Maj
realizzazione scene Sergio Bernasani, Davide Giacobbi
musiche eseguite da Lello Narcisi (flauto), Satoko Tsujimoto (clarinetto), Mauro Loguercio (violino),Daniele Beltrami (violoncello), Michele Fedrigotti e Francesca Rivabene (pianoforte),Michele Fedrigotti (tastiere, voce), Paolo Filippi (sound engineer)
lo spettacolo è tratto dai libri di Max Velthuijs “Frog is sad”, “Frog in Love”, “Frog and the Birdsong”, “Frog isFrog”, “Frog is Frightened” editi da Andersen Press, London


Teatro Gioco Vita - Teatro Stabile di Innovazione
da 2 a 5 anni

Candido e ingenuo, Ranocchio guarda il mondo con gli occhi sempre aperti, anzi, spalancati.
Tutto intorno a sé lo sorprende, lo riempie di stupore, lo incuriosisce. Ranocchio ha tanti amici: Anatra, una dolce e amorevole compagna di giochi; Porcellino, un placido amante della casa e della buona cucina; Lepre, un intellettuale che ha sempre una risposta a tutto; eTopo, un avventuriero tanto intraprendente quanto generoso. Insieme affrontano le grandi domande che i piccoli drammi di ogni giorno pongono loro. A tutti questi dilemmi esistenziali Ranocchio e i suoi amici riescono sempre a trovare una risposta positiva. Un merlo trovato nel prato è l’occasione per interrogarsi sul mistero della morte e la necessità di celebrare la gioia di essere vivi. Il mal d’amore provato da Ranocchio è lo spunto per riflettere sul dolore e sulla felicità che da esso ne scaturisce. Uno spavento notturno rende inevitabile un’indagine sul tema della paura vera e della paura di aver paura. Con parole e immagini di grande forza ed essenzialità le vicende di Ranocchio e dei suoi amici, grazie a uno humour gentile, ci confortano e ci trasmettono una grande voglia di vivere. Lo fanno parlando di sé ma nel fare questo ci parlano anche di noi. Di noi che siamo grandi e ancora non sappiamo sempre accettarci ma, anche e soprattutto, di chi grande lo deve diventare e si misura ogni giorno con i problemi che il proprio crescere nel mondo comporta.
Queste piccole storie dal cuore grande sono tratte dai libri illustrati di Max Velthuijs, uno dei più celebrati autori e illustratori per l’infanzia al mondo. Le sue figure e le sue parole sono state staccate dal loro contesto originario per farle vivere sullo schermo del teatro d’ombre, trasformate con leggerezza e poesia in delicate storie animate.

L’autore
Gli animali illustrati nei miei libri - ha detto Velthuijs - sono una sorta di me bambino, hanno la loro propria personalità, ma in cui vi è sempre una parte di me stesso.
Max Velthuijs nasce a L’Aia nel 1923. Già da bambino ama disegnare e costruirsi le proprie storie mentre a scuola non si dimostra un allievo particolarmente brillante. Durante la seconda guerra mondiale con la famiglia si trasferisce ad Arnhem, dove studia pittura e grafica presso l’Academie voor Beeldende Kunsten (Accademia di Arti Visive).
Una volta finita la guerra si trasferisce nuovamente a L’Aia dove riceve commissioni per GLI SPETTACOLI DI TEATRO GIOCOVITA - GLI SPETTACOLI DI TEATRO GIOCOVITA - GLI manifesti, francobolli, libri giacche, film d’animazione, pubblicità e spot televisivi.
In questo periodo Velthuijs scopre ciò che vuole veramente fare professionalmente: illustrare e disegnare libri! Diventa uno dei più famosi illustratori per l’infanzia nel mondo e riceve numerosi riconoscimenti.
Per celebrare i suoi 80 anni, nel 2003, viene organizzata una grande retrospettiva del suo lavoro e, l’anno successivo, riceve il Premio Hans Christian Andersen 2004 per illustratori. Questo premio costituisce il culmine della sua carriera artistica. Dopo una breve malattia, muore il 25 gennaio 2005.
In Italia i suoi libri che hanno come protagonista Ranocchio sono editi da Mondadori.

Con gli occhi di Ranocchio
di Fabrizio Montecchi

Avete mai visto voi un bambino mentre assiste, rapito, ad uno spettacolo teatrale? Ha un modo di tenere il busto in avanti, tutto proteso verso la scena. Gli occhi sono sbarrati, fissi. L'espressione è spesso seria, concentrata, anche quando ride. Perché tutto va preso sul serio, anche la finzione. E lui lo sa che solo se si finge sul serio, fingere ha senso. La bocca poi, la bocca è tutto. E' aperta, quando non è addirittura spalancata. Sulla bocca la meraviglia, negli occhi, la rivelazione, in quello sguardo lo stupore.
Ecco, lo stupore impresso nello sguardo di un bambino è lo stesso che accompagna sempre Ranocchio (anche lui bambino) nella scoperta delle cose del mondo. Uno stupore che è sorpresa, curiosità e incredulità ma è anche voglia di scoprire, di capire, e di lasciarsi coinvolgere dall’infinita ricchezza della vita. E non c’è avventura più bella che vivere. Perché la vita è, come dice proprio Ranocchio: “una cosa meravigliosa”. E lo è anche quando vivere vuol dire affrontare una tristezza che ci prende senza ragione o quando ci dobbiamo confrontare con una paura della quale non conosciamo il motivo.Anche quando vivere ci impone di superare la scoperta dolorosa della morte o ci porta ad apprezzare la gioia che l’incontro con l’altro ci trasmette. Per godere della vita insomma bisogna viverla, bisogna farne “esperienza”. Come il teatro. Per questo abbiamo cercato di far sì che questo piccolo momento di teatro, Ranocchio appunto, potesse essere, per il nostro piccolo pubblico, “un’esperienza”: vera, sentita e condivisa.
E per realizzare questo abbiamo pensato ad un unico spazio contenente scena e pubblico, un microcosmo intimo e suggestivo, dove meglio e con più intensità si potesse realizzare, da parte dei bambini, l’incontro con Ranocchio e il gruppo di animali suoi amici.
Sono loro, i personaggi della nostra storia, che vivono nel nostro mondo o siamo noi che viviamo nel loro? Il confine è labile e, scena dopo scena, la percezione cambia. Ma sicuramente i bambini, posti dentro la scena, vivono lo stesso spazio e lo stesso tempo dell’azione e si sentono maggiormente coinvolti nelle esperienze che lì vi si consumano. Nulla è pertanto celato in questo microcosmo teatrale: ombre, figure e attori abitano lo spazio della scena con la naturalezza di chi è di casa di chi vive nel presente. Gli schermi non separano, anzi, uniscono.Tutto l’artificio scenico è svelato: sagome e animazioni a vista, proiezioni frontali, ombre che si fanno oggetto e oggetti che si fanno ombre. Tutto serve a darci il senso di un’unica realtà, un mondo a cui tutti apparteniamo e in cui tutti possiamo riconoscerci.
Un mondo di incontri importanti e di eventi intensi, di momenti tristi e grandi paure ma dove tutto, nell’insieme, ci restituisce un piacere di vivere contagioso e confortante. Perché le storie di Ranocchio donano davvero profondo conforto. Ma non nel senso di comfort, comodità, ma nel senso originario di cum fortis: rendono forti e vigorosi, consolano e sollevano dal dolore, colmano di speranza

 

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