Teatro gioco vita
 
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"La coscienza del cammino percorso fino ad oggi, tra animazioni, figure, ombre e sagome, è condizione ideale per definire nuovi spazi di progettualità e ridisegnare la prospettiva di un itinerario artistico.
Il nostro punto di vista sulle cose è appesantito da una storia di anni densi di trasformazioni personali e culturali che, in vari momenti, ci hanno portato ad interrogarci per non farci sorprendere dai cambiamenti.
Ma il nostro punto di vista oggi, ancora, ha quella leggerezza necessaria a rompere il ciclo della ripetizione e il mito della sicurezza per sperimentare cose nuove, contaminando lavoro e gioco, serietà e impertinenza, realtà e sogno. Nel desiderio di una bellezza della vita che non è mai esaurita e che l'arte ha il potere di rigenerare ogni volta…
Il nostro fare teatro vuole essere passione, rigore, fantasia, una regola di vita importante soprattutto nei momenti di stanchezza, quando intorno aleggia un'idea asfittica di civiltà e urge reinventare il destino del teatro, anche del nostro, come luogo artistico e di incontro.
Per questo vogliamo mettere almeno tre accenti: sulla libertà, sulla creatività, sulla fantasia."

Diego Maj

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12/12/2008

SALT’IN BANCO” 2008/2009 - Rassegna di Teatro Scuola - PIACENZA

“FRATELLI”
Teatro La Ribalta
lunedì 15 dicembre 2008 – Teatro Municipale

Due fratelli, la malattia. La storia di un’esperienza estrema, l’incontro di due linguaggi: quello articolato e metodico della normalità e quello sfuggente e perentorio della malattia. E’ il racconto di “Fratelli” , lo spettacolo del Teatro La Ribalta in programma lunedì 15 dicembre 2008 alle ore 10 al Teatro Municipale per la Rassegna di Teatro Scuola “Salt’in banco” organizzata da Teatro Gioco Vita – Teatro Stabile di Innovazione, Comune di Piacenza – Assessorato alla Cultura, Provincia di Piacenza – Assessorato al Sistema scolastico e formativo, lavoro, iniziative istituzionali per la pace e il patrocinio dell’Unicef.
Il fratello malato ha bisogno del fratello sano, delle sue cure e delle sue attenzioni. Il fratello sano ha bisogno di comunicare con il fratello malato, di incontrarlo da qualche parte, in quel suo mondo privo di logica, dove tutto si muove a scatti, seguendo percorsi misteriosi, a volte esasperanti nella loro indecifrabilità, a volte commoventi nella loro inaspettata poesia. Lo spettacolo racconta la storia del rapporto tra i due fratelli. Il linguaggio è semplice, poetico, intensamente emotivo:movimenti danzati, brani di storie conosciute, gesti come espressione di desideri e scambi di intenzioni.
La Compagnia di Antonio Vigano affronta con delicatezza, senza retorica e inutili moralismi, un tema così delicato a partire dal romanzo “Fratelli” di Carmelo Samonà. Al testo teatrale hanno lavorato Remo Rostagno, Antonio Vigano e Michele Fiocchi. Uno spettacolo storico del Teatro La Ribalta, ripreso in questa stagione e che ritorna a Piacenza dove era stato ospitato da Teatro Gioco Vita diversi anni fa con successo.
«Il libro di Samonà – spiegano gli artisti della Compagnia – ci ha spinti a compiere un viaggio nel mondo delle relazioni umane, ad esplorare zone non ancora conosciute ma che pure ci appartengono da sempre. Un viaggio sui sentieri che portano a cercare l’altro, il diverso, senza stancarci mai. A cercarlo, anche se ci sembra già di averlo trovato”.
Il gioco, forse, è la cosa più importante del mondo. I bambini hanno bisogno del gioco per crescere, gli adolescenti giocano per affacciarsi alla vita, gli adulti per provare a sognare ad occhi aperti o, semplicemente, per comunicare.
È proprio la necessità di comunicare che spinge i due fratelli che vivono in un appartamento nel cuore di una città ad inventare una serie di giochi, storie, gesti.
Perché non si parlano? Si parlano, eccome. Ma la lingua di uno dei due sembra ingarbugliata. Egli ha un modo di fare e di comportarsi tutto suo. È certo che non può essere lasciato solo, perché da solo non ce la farebbe. Egli ha bisogno del fratello sano e il fratello sano vuole aiutare il fratello malato. Farebbe di tutto per lui.
Da tempo registra i suoi gesti, i suoi movimenti, le sue bizzarrie, perché non può sopportare l’idea che suo fratello possa nascondere linguaggi che egli non riesce a comprendere.
Per aiutarlo non ha altra strada che tentare di scoprire la logica di ciò che fa e di ciò che dice. Non si rassegnerà mai, sarebbe un’offesa alla propria intelligenza. Del resto il loro rapporto è così stretto che anche lui, in fondo, ha bisogno del fratello malato.
Ha scoperto, per esempio, che quando questi entra in una storia, sembra felice. E allora via, a raccontare storie. Ma le storie purtroppo, si interrompono, si spezzano, perdono il capo e la coda ed allora si entra nel mondo delle piccole cose quotidiane, nelle certezze degli oggetti presenti.
La vita nell’appartamento porta a stabilire delle relazioni che sembrano rituali o, volendo, un gioco.

 


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